maya idee libriLa presente collana articola l’analisi del rischio infettivo ospedaliero in tre distinte edizioni, ciascuna dedicata rispettivamente agli aspetti clinici, normativi e gestionali del problema. Lo scopo è quello di controllare e prevenire le Infezioni correlate all’assistenza (ICA) attraverso una diffusione orizzontale delle competenze, col duplice vantaggio di unire e responsabilizzare. Da un lato, infatti, l’azione informativa non può essere né gerarchica né settoriale, avendo come terminale l’organizzazione, ovvero l’intreccio di professioni e competenze che si alternano e compendiano attorno al letto del paziente. Se infermiere, clinico, farmacista e caregiver sono tutti tasselli fondamentali del disegno assistenziale, una comunicazione che fallisca nell’essere inclusiva si priva degli sbocchi necessari per diventare pratica. Un approccio adeguato, dunque, trasversale e pragmatico, trova il suo riferimento fondamentale nel concetto di governo clinico, che richiede di abbandonare l’individualismo per dare spazio alla relazione, di adottare misure preventive anziché reattive e di passare a una visione prospettica in cui tutti si sentano ugualmente responsabili dell’attuazione delle misure adottate dal sistema di cui sono parte. Maya Idee si augura che l’iniziativa qui presentata contribuisca a delineare i contorni del fenomeno in analisi, fornendo modelli e conoscenze adattabili all’esperienza del lettore.

Coordinamento editoriale: Maria Chiara Giglio, Silvia Surrentino d’Afflitto
CODICE ISBN: 9788895958415
Anno edizione: 2017
Editore: MAYA Idee srl

Price: 4,90€
Per acquistare: Tel. 045/830.5000, Email: info@mayaidee.it

Indice
Introduzione, pag. 11
01 Le basi farmacologiche per l’impiego degli antibiotici, pag. 15
02 Antimicrobial stewardship: presupposti teorici, pag. 23
03 Antimicrobial stewardship: modelli ed esperienze, pag. 29
04 Ruoli e competenze all’interno del team di stewardship, pag. 39
Bibliografia, pag. 49
Sitografia, pag. 51

Introduzione
La scoperta degli antibiotici ha rivoluzionato la storia della medicina, trasformando infezioni prima mortali in patologie contenibili con trattamenti di routine. Tale conquista, in base ai report internazionali che si susseguono senza dar conto di un’inversione di tendenza, rischia di essere fatalmente compromessa da una serie concomitante di fattori che lo stesso Fleming aveva anticipato nel discorso fatto alla consegna del premio Nobel (1945). Da fenomeno evolutivo inevitabile, infatti, l’antibiotico-resistenza sarebbe stata esacerbata da un uso, in campo umano, eccessivo e inappropriato: «There is the danger that the ignorant man may easily under-dose himself and, by exsposing his microbes to non-lethal quantities of the drug, make them resistant». Il rapporto licenziato il 12 aprile 2014 dall’Organizzazione mondiale della Sanità conferma quanto predetto: la resistenza batterica agli antibiotici è già un’emergenza sanitaria globale. L’impiego inappropriato di antibiotici e la conseguente proliferazione di ceppi di batteri resistenti ha portato infezioni comuni, curate efficacemente da decenni, a essere nuovamente letali per i soggetti che hanno sviluppato il fenomeno della resistenza batterica, che si stima sia causa, in Europa, di 25mila decessi all’anno, che raggiungono le 700mila unità a livello mondiale. I costi relativi ai trattamenti e alla perdita di produttività si sommano alla sofferenza fisica dei soggetti che ne sono colpiti. In Italia la resistenza agli antibiotici è tra le più elevate d’Europa. Nel nostro Paese ogni anno, dal 7 al 10% dei pazienti va incontro a un’infezione batterica multiresistente con migliaia di decessi. Le infezioni correlate all’assistenza (ICA) colpiscono ogni anno circa 284 mila pazienti causando circa 4,5-7mila decessi. L’adozione di politiche sanitarie volte a un uso adeguato di questi preziosi presidi terapeutici non è più a lungo derogabile. La diffusione di patogeni multiresistenti, la carenza di nuove molecole efficaci e le ridotte capacità economiche invocano un cambiamento culturale, multidisciplinare e multimodale che scongiuri l’avvento della cosiddetta era post-antibiotica, nella quale le malattie infettive non risponderanno più ad alcun tipo di trattamento. L’insieme delle misure volte a ottimizzare l’impiego degli antibiotici prende il nome di stewardship antibiotica (SA). La IDSA (Infectious Diseases Society of America) ne parla come una serie di «interventi coordinati, progettati per migliorare e misurare l’uso appropriato degli antimicrobici promuovendo la scelta del regime ottimale dei farmaci, della dose, della durata della terapia e del modo di somministrazione al fine di ottimizzare gli esiti clinici correlati all’uso antimicrobico, minimizzare la tossicità e altri eventi avversi, ridurre i costi di assistenza sanitaria per le infezioni e limitare la proliferazione di ceppi resistenti». Posto che il modello di stewardship è applicabile a qualsiasi disciplina sanitaria, la scelta di adattarlo alle problematiche infettivologiche sia ospedaliere che territoriali deriva dall’urgenza di adottare azioni mirate e condivise che restituiscano efficacia alle terapie antibiotiche e tengano sotto controllo il rischio di sviluppare resistenza. Per quanto il contenimento dei costi non costituisca obiettivo dichiarato di alcun programma di SA, non manca tuttavia di essere una conseguenza naturale della sua applicazione.