Il rinnovamento, atteso da molti anni, ha l’obiettivo di formare un professionista al passo con i tempi, in grado di erogare servizi al cittadino e di conoscere anche i farmaci più innovativi. I primi bilanci? Nel 2022.

“Il primo, vero rinnovamento dopo moltissimo tempo.” Così è stato definito da accademici ed esperti il nuovo piano di studi del corso di laurea in farmacia, elaborato dalla conferenza dei direttori di dipartimento di farmacia, di accordo con il ministero dell’Istruzione, e ufficialmente avviato nell’anno accademico 2017-2018, dopo un anno di sperimentazione.

Una modifica molto attesa, visto che l’ultimo intervento risale al 1991, quando, con il decreto legislativo 258, vennero recepite le direttive dell’allora Comunità economica europea 432, 433 e 584 del 1985 in materia di Formazione e diritto di stabilimento dei farmacisti, che avevano la finalità di creare un titolo di laurea riconosciuto in tutti gli Stati dell’Unione. In particolare, la 432 del 16 settembre 1985 all’articolo 2 impone «un ciclo di formazione che si estende almeno per una durata di cinque anni, comprendente: almeno quattro anni di insegnamento teorico e pratico a tempo pieno impartito in una università o in un istituto superiore di livello riconosciuto equivalente, o sotto la sorveglianza di un’università, e almeno sei mesi di tirocinio presso una farmacia aperta al pubblico o in un ospedale sotto la sorveglianza del servizio farmaceutico dell’ospedale». Ai sensi del medesimo articolo si stabilisce che il ciclo di formazione deve prevedere l’insegnamento teorico e pratico di «almeno» le seguenti materie comuni: biologia vegetale e animale, fisica, chimica generale e inorganica, chimica organica, chimica analitica, chimica farmaceutica, biochimica generale e applicata (medica), anatomia e fisiologia, terminologia medica, microbiologia, farmacologia e farmacoterapia, tecnologie farmaceutiche, tossicologia, farmacognosia, legislazione e deontologia. Questi insegnamenti, distribuiti nei vari anni e articolati nelle specificazioni più opportune (I, II, generale, avanzato…), costituiscono il blocco di discipline comuni a tutte le scuole di Farmacia degli Stati europei. I decreti del ministero dell’Istruzione numero 270 del 22 ottobre 2004 sulle Norme concernenti l’autonomia didattica degli atenei e quello del 16 marzo 2007 recante Determinazione delle classi delle lauree universitarie definiscono che la laurea in Farmacia rientra nella classe Lm-13 (laurea magistrale in Farmacia e Farmacia industriale) e determinano gli obiettivi formativi qualificanti, il numero minimo di crediti formativi da attribuire alle attività formative indispensabili (base e caratterizzanti), affinché la preparazione del farmacista sia la stessa indipendentemente dall’Università di iscrizione.

Si va verso la farmacia dei servizi

«L’impianto per la formazione di base del farmacista introdotto con la direttiva 432 era valido allora e resta valido adesso», commenta Ettore Novellino, presidente della Conferenza nazionale dei direttori di dipartimento di Farmacia, «ma negli anni sono state evidenziate alcune lacune che non potevano più aspettare di essere colmate». Il primo obiettivo del rinnovamento del piano di studi è quello di «adeguare le conoscenze acquisite nel periodo di studi all’evoluzione della figura del farmacista, che deve educare i cittadini a un corretto stile di vita, nel contesto di un nuovo concetto di salute, non più basato solo sulla cura delle malattie, ma anche sulla loro prevenzione». In tale ottica si inserisce il nuovo ruolo del professionista che eroga servizi e prestazioni agli utenti (diagnostica di prima istanza, lettura delle analisi, consigli specifici), nell’ambito di quella che viene definita «farmacia dei servizi». Sulla scia di questo nuovo approccio, nel piano di studi sono stati inseriti insegnamenti come scienza dell’alimentazione, alimenti e prodotti dietetici, ma anche biochimica applicata medica, statistica medica e informatica.
«Il presupposto dal quale si è partiti per rinnovare i contenuti del corso di laurea è stato considerare il farmacista come un interlocutore, da una parte del paziente, dall’altra del medico», commenta Maurizio Recanatini, direttore del dipartimento di Farmacia e biotecnologie all’Università di Bologna. «Per riuscire a svolgere tale ruolo è necessario che lo studente approfondisca concetti, acquisisca specifiche terminologie e aumenti determinate abilità, che lo portino, senza ovviamente mai invadere l’ambito di competenza del medico, verso quella che si suole definire una “medicalizzazione” della figura del farmacista». D’accordo Ennio Zangrando, coordinatore dei corsi di laurea in Farmacia e Chimica e tecnologia farmaceutiche del dipartimento di Scienze chimiche e farmaceutiche dell’Università di Trieste, che aggiunge: «La nostra società si sta modificando a un ritmo sempre più veloce e il nostro compito è offrire agli studenti la possibilità di stare al passo con i cambiamenti. Sebbene a Trieste non sia stato ancora attuato, abbiamo recepito di buon grado il potenziamento previsto dal nuovo piano di studi, che nella nostra facoltà viene ulteriormente integrato con seminari e corsi su, ad esempio, l’assistenza sanitaria territoriale, la telemedicina, il pronto soccorso».
Rita Aquino, direttore del dipartimento di Farmacia dell’Università di Salerno, pone l’accento sull’importanza dell’introduzione dell’Informatica tra le attività formative comuni per tutti gli studenti. «Oggi tutti i processi cui partecipa il farmacista sono informatizzati, dalla gestione della ricetta elettronica all’organizzazione dei magazzini, fino al trasferimento di farmaci dalla farmacia ospedaliera ai reparti», spiega. «Una conoscenza più avanzata almeno dei software gestionali è d’obbligo».

Omogeneità nelle facoltà sul territorio nazionale

Ma le novità non finiscono qui. Numero di esami da sostenere per conseguire la laurea. «Il secondo obiettivo», spiega Novellino, «riguarda l’approfondimento delle conoscenze sul farmaco che vengono oggi richieste al farmacista in ambito ospedaliero, soprattutto in seguito all’avvento degli innovativi farmaci biotecnologici. Che il laureato scelga o meno di proseguire gli studi alla scuola di specializzazione in Farmacia ospedaliera, nel suo “bagaglio” di conoscenze non possono mancare materie come farmacoeconomia, farmacovigilanza e farmacoepidemiologia, basi molecolari dell’attività dei farmaci biotecnologici, tecnologia farmaceutica avanzata, dispositivi medici, che da quest’anno si può appunto trovare nell’offerta formativa dei dipartimenti di Farmacia».

Continua a leggere sulla rivista Frammenti N°43

Per acquistare: Tel. 045/830.5000, Email: info@mayaidee.it