8 marzo 2018 — Quanti casi di malattia e quanti morti sono stati evitati grazie ai programmi vaccinali?

È questa una delle domande a cui si è cercato di rispondere nell’ambito di un progetto coordinato dal Coordinamento regionale per la prevenzione e il controllo delle malattie della Regione Veneto (Ccmr Veneto) dal titolo “Monitorare la fiducia del pubblico nei programmi vaccinali e le sue necessità informative sviluppando un sistema di decisione assistita per le vaccinazioni tramite il sito “vaccinarsi.org” e altri siti e social network specificatamente dedicati alle vaccinazioni”, finanziato attraverso il programma Ccm-2014 (Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie) del ministero della Salute. In fase di programmazione delle attività è stato ritenuto fondamentale valutare l’impatto e i conseguenti benefici ottenuti dalle vaccinazioni in Italia; per tale motivo nel corso del progetto un team di ricercatori, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, ha stimato il numero di casi di malattia e di morti evitati tra il 1900 e il 2015 attraverso l’analisi dei dati disponibili sulla morbosità e la mortalità delle malattie prevenibili da vaccino. I risultati, pubblicati nell’articolo “The impact of immunization programs on 10 vaccine preventable diseases in Italy: 1900–2015” (Vaccine 2018;36:1435-1443), sono dati importanti per far fronte alla crescente diffidenza verso i vaccini e alla disinformazione sull’argomento. Infatti, sebbene l’introduzione delle vaccinazioni abbia determinato una forte diminuzione della morbosità e della mortalità dovute alle malattie infettive, la bassa percezione del rischio e le crescenti preoccupazioni sulla sicurezza dei vaccini da parte dei cittadini e di una parte degli operatori sanitari, hanno portato, negli anni più recenti, a una riduzione della copertura vaccinale.

In particolare, il gruppo di lavoro ha cercato di quantificare i casi di malattie infettive, per le quali esiste un vaccino, che sono stati evitati tra il 1900 (primo anno per il quale erano disponibili delle statistiche ufficiali) e il 2015, e il numero di morti evitate. Lo studio si è concentrato sui vaccini della prima infanzia contro difterite, tetano, poliomielite, epatite B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia, varicella e malattia invasiva da meningococco.

Morti e casi evitati

I numeri relativi ai casi di malattia e di morte evitati grazie all’introduzione di specifici programmi di vaccinazione sono stati calcolati dopo aver stimato i casi che ci si sarebbe aspettati in assenza di vaccinazione. I calcoli sono stati eseguiti assumendo che l’intera differenza di incidenza e mortalità sia da mettere in relazione con i programmi di vaccinazione. Tuttavia, sia le migliori condizioni igieniche che il crescente uso di antibiotici, possono aver contribuito ad abbassare i tassi di morbosità e mortalità, indipendentemente dalle vaccinazioni. D’altronde, prima dell’introduzione delle vaccinazioni c’era probabilmente una maggiore sottodiagnosi e sottonotifica sia dei casi di malattia che di causa di morte.

I dati ottenuti indicano che grazie alle vaccinazioni contro difterite, tetano e poliomielite (le tre malattie infettive con la mortalità più elevata nel secolo scorso) sono state prevenute oltre 70.000 morti.

Inoltre, assumendo che la differenza tra i tassi di morbilità prima e dopo l’introduzione dei vaccini, e in particolare della vaccinazione universale, sia attribuibile solo ai programmi di vaccinazione, sono stati evitati oltre 4 milioni di casi. Di questi, circa il 35% avrebbe riguardato i bambini nei primi anni di vita. La difterite è stata la malattia con il maggior numero di casi evitati, seguita da parotite, varicella e morbillo.

Copertura vaccinale

La copertura vaccinale è un dato chiave per valutare la prestazione di un programma vaccinale. In Italia si è registrato un aumento fino al 2010, seguito da un trend in calo. In particolare, le coperture per i vaccini obbligatori si sono mantenute al di sopra della soglia target del 95% dal 2002 al 2013 per poi diminuire fino a circa il 93%.

La copertura vaccinale per morbillo, parotite e rosolia (MPR) è aumentata dal 2000 al 2010, fino a raggiungere il 91%, per poi diminuire drasticamente fino all’85%.

La copertura relativa alla vaccinazione contro la varicella in otto Regioni pilota nel 2014 si è mantenuta da un minimo del 51% a un massimo dell’84%.

Il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C è stato introdotto nei programmi vaccinali di tutte le Regioni superando, a livello nazionale, una copertura del 76%.

Se non viene mantenuto un livello ottimale di copertura vaccinale, malattie che sono state temporaneamente eliminate in Italia, come poliomielite o difterite, possono riemergere perché gli agenti infettivi continuano a circolare in tutto il mondo. In questo contesto, è importante quantificare gli effetti benefici dei vaccini per informare la cittadinanza sui loro vantaggi, per questo motivo i risultati ottenuti dallo studio possono essere utili per le future strategie vaccinali e per le politiche informative e di prevenzione indirizzate alla popolazione e agli attori coinvolti.

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Andrea Siddu¹, Paola Stefanelli², Giovanni Rezza², Stefania Bellino², Patrizio Pezzotti², Sandro Cinquetti¹ e Antonio Ferro³

¹Azienda Ulss 2 Marca Trevigiana
²Dipartimento di Malattie infettive — Istituto superiore di sanità
³Azienda Ulss 6 Euganea

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