Nata negli Stati Uniti negli anni settanta e affermatasi in seguito anche in Europa, in risposta all’incontrollata diffusione di costose tecnologie sanitarie, l’Hta è un processo multidisciplinare di valutazione che ha impiegato un po’ di tempo a prendere piede in Italia, dove è rimasta a lungo circoscritta a poche realtà istituzionali e aziendali.

Per promuovere quest’attività, la Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo) ha deciso di intraprendere varie iniziative, tra cui l’avvio di un laboratorio pratico. Cominciato nel 2014, con sede all’interno dell’Alta scuola in economia e management dei servizi sanitari (Altems) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, ha lo scopo di favorire lo sviluppo di una metodologia di valutazione delle tecnologie sanitarie come parte integrante delle abituali attività del farmacista. A spiegare questo progetto della società scientifica è Francesco Cattel, responsabile del laboratorio e direttore della struttura complessa di Farmacia dell’Azienda ospedaliero-universitaria Città della salute e della scienza di Torino.

Dottor Cattel, il laboratorio di Hta partirà a breve con dei progetti mirati a contribuire allo sviluppo della rete collaborativa interregionale e a identificare e supportare le realtà che si occupano di questa disciplina a livello nazionale in modo da diffonderne la cultura…
«Esatto, questo anche grazie alla preziosa collaborazione di importanti figure esperte della materia come Americo Cicchetti, professore di Management all’Altems dell’Università Cattolica di Roma; Marco Marchetti, docente dell’Università Cattolica di Roma; Lorenzo Leogrande, ingegnere dell’unità di Valutazione delle tecnologie del Policlinico Gemelli di Roma, che ci aiuteranno a sviluppare un approccio multidisciplinare. Nel frattempo, la nostra società scientifica, chiedendo a ciascun segretario regionale di individuare un referente territoriale, ha avviato una survey per rilevare le competenze di Hta. Questo primo step servirà come base per la creazione di un network tra le varie farmacie ospedaliere italiane mirato a condividere i dati relativi alle valutazioni di Hta, che potranno successivamente essere confrontati e utilizzati per avviare progetti di ricerca scientifica. Seguiranno poi gruppi di discussione e convegni a cui parteciperanno giovani farmacisti e specialisti del tema».

Perché per il farmacista ospedaliero è importante sviluppare skill di Hta?

«Prima di tutto occorre sottolineare l’importanza di questo approccio, in quanto si tratta della giusta sintesi tra l’accessibilità alle cure innovative da parte del paziente e la ricerca della sostenibilità economica. Il farmacista ospedaliero ha un ruolo chiave in questo ambito, dal momento che tra i suoi compiti rientrano il monitoraggio, la gestione e il governo della spesa farmaceutica; deve, quindi, essere coinvolto in questo processo di sintesi che riesce a garantire la fruibilità di nuove ed efficaci tecnologie, pur sempre con un occhio al budget».

Come lei ha affermato, l’innovazione ha un costo. Come conciliare l’introduzione di nuove tecnologie con la necessità di contenimento delle risorse?

«Unire costi e innovazione è possibile, a patto di sapere con precisione su che tipo di tecnologia investire. Per effettuare la valutazione bisogna basarsi sull’evidenza scientifica, che permette di convogliare le risorse a disposizione sulla tecnologia migliore e di comprovata efficacia, eliminando quella che non fornisce risultati certi. Si tratta di un percorso complesso che va sapientemente costruito con un approccio multidisciplinare».

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