Carenza di letteratura scientifica, difformità regionali, poca chiarezza su preparazione, dosi, interazioni con altri farmaci sono alcuni dei dubbi sollevati dai farmacisti, che hanno più volte organizzato seminari e convegni sul tema.

Lo scorso ottobre la Camera ha dato il via libera (371 deputati favorevoli, 40 contrari, 13 astenuti) al disegno di legge su coltivazione e uso medico delle cannabis e lo ha inviato al senato, con l’obiettivo di approvarlo entro la fine della legislatura. Una proposta che fa seguito al decreto 279 del ministero della Salute del 9 novembre 2015, Funzioni di organismo statale per la cannabis previsto dagli articoli 23 e 28 della convenzione unica sugli stupefacenti del 1961, come modificata nel 1972, che aveva previsto l’erogazione a carico del Servizio sanitario nazionale dei trattamenti a base di cannabis per uso medico. In questi due anni, e precisamente nel periodo compreso tra novembre 2015 e agosto 2017, secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, in Italia sono stati circa 3.500 i pazienti trattati con questa sostanza per un totale di 5.800 preparazioni somministrate.

A sollevare alcune perplessità su indicazioni terapeutiche, modalità di allestimento, gestione del carico-scarico, reazioni avverse della cannabis sono i farmacisti ospedalieri, che quotidianamente allestiscono in laboratorio le preparazioni galeniche magistrali. Per questo la Società italiana di farmacia ospedaliera (Sifo), durante il 38° congresso nazionale che si è tenuto a Roma a novembre, ha dedicato una sessione parallela al tema Cannabis per uso terapeutico: la parola ai professionisti, promuovendo anche prove pratiche: nell’ambito di Life (Laboratorio interattivo farmacisti esperti) i professionisti si sono, infatti, cimentati nella preparazione di capsule di cannabis, utilizzando origano.

Non è la prima volta che i farmacisti di Sifo si interrogano sul tema, nel tentativo di fare chiarezza. La sessione congressuale fa, infatti, seguito al convegno nazionale Cannabis terapeutica e preparazioni galeniche. Modalità di prescrizione, allestimento, distribuzione e scarico, organizzato dalla stessa società scientifica a Spoleto (Perugia) il 15 settembre scorso e che, secondo le intenzioni espresse durante l’assemblea dei soci Sifo dell’Umbria, verrà riproposto come evento annuale, con la partecipazione dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute. L’evento, che ha visto la partecipazione di farmacisti ospedalieri, neurologi, oncologi, anestesisti, rappresentanti delle istituzioni e che ha ottenuto il patrocinio di Regione Umbria, Sifo, Sifap (Società italiana farmacisti preparatori), Simg (Società italiana di medicina generale) e Sif (Società italiana farmacologia), ha rappresentato un’occasione di approfondimento e di confronto tra le varie esperienze regionali (in particolare, Umbria, Liguria, Toscana, Puglia, Veneto, Piemonte) sulle procedure utilizzate nella gestione della cannabis, con l’obiettivo di produrre documenti, linee guida e procedure che ne regolino l’utilizzo terapeutico. Al termine del convegno, dopo aver dibattuto l’uso dei cannabinoidi in oncologia, neurologia, terapia del dolore, è stato presentato il nuovo documento condiviso Sifo-Sifap dal titolo Linee di indirizzo per l’utilizzo dei medicinali a base di cannabinoidi a carico del Ssr.

Da questi e altri eventi sul tema, i farmacisti ospedalieri hanno messo a fuoco alcuni problemi, così riassumibili.

Carenza di letteratura scientifica

«La cannabis non dispone di letteratura scientifica in grado di dimostrarne il valore terapeutico. Servono senz’altro più studi, anche se le aziende farmaceutiche non li promuovono dato che non c’è interesse economico dietro un prodotto non commercializzato. Sono perciò le istituzioni a dover sopperire a questa carenza», spiega Fausto Bartolini, direttore del dipartimento di Assistenza farmaceutica dell’Usl Umbria 2 e responsabile scientifico del convegno di Spoleto.

Difficoltà di reperimento

In Italia la produzione di cannabis a uso terapeutico spetta allo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, ma la quantità generata è minima. «Dobbiamo continuare a importarla dall’Olanda», dice Bartolini.

Differenze tra le regioni

«Non tutte le Regioni si sono attivate con la stessa rapidità per recepire il decreto del 2015, addirittura alcune non lo hanno ancora fatto», fa notare Silvia Di Marco, dirigente del laboratorio di galenica clinica dell’ospedale di Foligno e segretario Sifo Regione Umbria. «Oltre alle differenze sulle tempistiche, ogni Regione ha recepito il decreto in modo differente, non sempre accogliendo tutte le indicazioni terapeutiche previste o, in un caso, estendendo la rimborsabilità ad altre indicazioni». «L’Umbria è stata fra le prime regioni in Italia ad aver recepito il decreto e proprio per questo è diventata un punto di riferimento nazionale», afferma Bartolini. «Purtroppo la normativa ha creato delle difformità sul territorio e occorrerebbe pertanto omogeneizzare le procedure utilizzate nella gestione dello stupefacente».

Dosaggi e interazioni

I due principi attivi della cannabis sono il tetraidrocannabinolo (Thc) e il cannabidiolo (Cbd), ai quali è stata attribuita un’azione nel trattamento di numerose patologie. «Nella cannabis ci sono, però, più di cento molecole diverse, potenzialmente attive, che, sommate alla complessità fisiologica del sistema endocannabinoide, potrebbero avere potenziali effetti, sia terapeutici che avversi», puntualizza Di Marco. «Per questo sono necessari studi che definiscano quali e quante sono le molecole attive e quale è il loro metabolismo, al fine di comprendere se e come potrebbero interferire con quello di altri farmaci, visto che la cannabis è prescrivibile come trattamento sintomatico di supporto alle cure standard previste per le patologie indicate nel decreto». Inoltre, non esistono dosaggi standardizzati: sono diversissimi da paziente a paziente (si va dai 50 milligrammi ai 9-10 grammi al giorno), a volte anche per la stessa patologia.

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