Dai rimborsi ai farmaci, dalla ricerca alle gare, fino al personale. Sprechi e ruberie in sanità ci costano circa 6 miliardi di euro all’anno. Ma cambiare verso è possibile, facendo anche in modo che questo complesso e variegato settore diventi un modello per altri comparti della pubblica amministrazione.

Un bene prezioso, riconosciuto dall’articolo 32 della costituzione come «fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». E’ la salute, la cui tutela è concretamente assicurata dal servizio sanitario nazionale, che dal 1978 garantisce prevenzione e assistenza universali e solidali. A mettere oggi a rischio la tenuta di questo sistema, che rappresenta un bene «di cui tutti godono e a cui tutti concorrono», «che trascende e insieme comprende quello delle singole persone», sono soprattutto opacità, discrezionalità, conflitti di interessi, abuso di potere. «Il nostro è un Paese di individui che si credono furbi perché trasgrediscono le regole dell’ordine etico e civico», stigmatizza il teologo Vito Mancuso, «ma che in realtà sono semplicemente ignoranti perché tale continua trasgressione produce il caos quotidiano dentro cui siamo costretti a vivere, fatto di approssimazione, diffidenza, nervosismo, disattenzione, e tasse elevatissime cui corrispondono servizi spesso ben poco elevati». Infatti, la mancanza di integrità, che spesso sfocia in vera e propria illegalità, nella quale, nel peggiore dei casi, si infiltrano anche soggetti appartenenti alla criminalità organizzata, ha effetti deleteri sul sistema sanitario: l’accesso ai servizi si riduce, i costi delle prestazioni lievitano, le imprese più sane falliscono, i cittadini perdono fiducia, si produce un danno enorme per la nazione. Anche a livello economico. Secondo le stime più accreditate, corruzione e frode provocano, infatti, un danno al servizio pubblico pari a oltre 6 miliardi di euro all’anno. Del resto, da sempre la sanità è un settore particolarmente esposto a fenomeni opportunistici, poiché è uno dei più rilevanti in termini di spesa pubblica. Il report Corruzione e sprechi in sanità, pubblicato da Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità (Rissc) e Transparency International Italia, ha messo in evidenza alcune caratteristiche di particolare vulnerabilità, sia dal punto di vista della domanda sanitaria (asimmetria informativa tra utente e sistema sanitario ed elevata parcellizzazione della domanda), sia dal punto di vista dell’offerta, con la forte ingerenza della politica nelle scelte tecnico-amministrative, l’elevata complessità del sistema, gli ampi poteri e discrezionalità nelle scelte aziendali e ospedaliere, il basso livello di responsabilità del personale pubblico, la disparità informativa tra sistema sanitario e fornitori privati, la scarsa trasparenza nell’uso delle risorse.

Gli ambiti più esposti agli abusi

Ma quali sono, in concreto, i fenomeni corruttivi che più spesso “intaccano” il sistema? Varie le analisi che sono state fatte e tutte sottolineano alcuni elementi comuni. Particolarmente esposto ad abusi è il settore farmaceutico, in cui si registrano furto di medicinali, richiesta di rimborsi indebiti, comparaggio, vendita illegale di farmaci online. C’è poi la questione delle prestazioni remunerate a tariffa, in particolare con il sistema Drg (diagnostic related group), la cui alterazione consente un indebito rimborso al fornitore: sovrafatturazione, fatturazione di prestazioni non necessarie o diverse da quelle effettivamente erogate. Uno dei casi più emblematici in tal senso, che risale al 2008, è stato quello dell’allora clinica Santa Rita di Milano, dove venivano effettuati sugli anziani interventi chirurgici non necessari, al solo fine di ottenerne il rimborso. Significativo anche il caso dei parti cesarei, la cui tariffa è a maggiore redditività rispetto a quella dei parti naturali: secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, i cesarei dovrebbero attestarsi intorno al 15% del totale, ma in Italia raggiungono quota 40% circa, con picchi più elevati in alcune regioni del Sud. Nel mirino pure ricerca e sperimentazione. In questo ambito, vari sono gli escamotage per ottenere risultati favorevoli a un determinato principio attivo. Si possono, ad esempio, scegliere indicatori di esito “più promettenti”: riduzione dei livelli di colesterolo piuttosto che dell’infarto, diminuzione della pressione arteriosa e non della probabilità di ictus, stabilizzazione della densità ossea senza però valutare il numero di fratture vertebrali e del collo del femore. Oppure si possono non pubblicare i dati negativi o falsificarli. Altro settore a rischio quello di gare e contratti, attività esposte a condotte tese a favorire uno dei concorrenti. E ancora, il personale, la cui selezione potrebbe essere soggetta a spinte clientelari e il cui comportamento potrebbe essere caratterizzato da negligenza e assenteismo. Per non parlare dell’abusivismo nelle professioni sanitarie, che riguarda medici e infermieri, ma soprattutto odontoiatri. E l’elenco potrebbe continuare.

Le norme contro la corruzione

Di fronte a questa situazione, il legislatore ha emanato alcune normative mirate a promuovere trasparenza, legalità, etica. La legge 190 del 6 novembre 2012 (cosiddetta legge Severino), dal titolo Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione prevede la predisposizione in ogni ente pubblico dei Piani triennali di prevenzione della corruzione, oltre che l’introduzione della figura del responsabile di questo settore. A tale norma si sono aggiunti poi il decreto legislativo 33 del 2013 (decreto trasparenza) dal titolo Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni e il decreto del presidente della Repubblica 62 del 2013 (nuovo Codice di comportamento dei dipendenti pubblici).

Continua a leggere sulla rivista Frammenti N°44

Per acquistare: Tel. 045/830.5000, Email: info@mayaidee.it

 

Comments are closed.