Grazie a una norma di autoregolamentazione della categoria, vengono monitorati gli informatori scientifici, i congressi, le attività di consulenza e collaborazione, i rapporti con le associazioni dei pazienti. Ne parla il presidente dell’associazione Massimo Scaccabarozzi.

Risale alla fine degli anni novanta la prima stesura del codice deontologico di Farmindustria, un accordo volontario tra le aziende farmaceutiche associate diretto a regolamentare i rapporti tra l’industria e il mondo sanitario.

Si tratta di un insieme di norme, periodicamente aggiornato, che tutte le aziende aderenti devono rispettare, pena l’allontanamento dall’associazione.Tra gli ultimi aggiornamenti del Codice deontologico, il più interessante riguarda il recepimento del Codice sulla trasparenza promosso dall’European federation of pharmaceutical industries and associations (Efpia) che prevede l’obbligo di pubblicare sui siti web aziendali i dati relativi ai rapporti economici che intercorrono con i medici e con le organizzazioni sanitarie, dalle società scientifiche agli ospedali, fino alle università. Una regola voluta dalla stessa associazione, «per rispondere sempre meglio alle crescenti aspettative di trasparenza dell’opinione pubblica», afferma Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, che di seguito spiega i motivi che inducono l’industria farmaceutica a darsi regole proprie, in aggiunta alla legge ordinaria.

Perché Farmindustria ha sentito l’esigenza di redigere un codice deontologico?
«Le aziende farmaceutiche operano in un settore, quello della salute, caratterizzato da forti implicazioni etiche e sociali, oltre che economiche; questo non può che spronarci costantemente a tutelare, nel generale interesse, il prestigio e la credibilità dell’industria farmaceutica nei confronti dello Stato, dell’opinione pubblica, dei medici, degli operatori sanitari in generale. Per questo, oltre a dover agire in conformità con le leggi vigenti, i nostri associati sono tenuti a rispettare il codice deontologico di Farmindustria, tra i più rigorosi a livello europeo. Si tratta di un insieme di norme comportamentali interne volute e condivise dai nostri associati, che regolamentano le diverse fattispecie in cui si articola l’attività aziendale: informazione scientifica diretta, ossia rapporti tra informatore e operatori sanitari nelle azioni di presentazione e relativi aggiornamenti dei prodotti farmaceutici; consulenza e collaborazione scientifica, cioè rapporti tra aziende farmaceutiche e mondo scientifico e sanitario incentrati su ricerca e sviluppo; congressi; rapporti tra aziende e associazioni di pazienti. Il codice è sottoposto a continua revisione (l’ultima è di marzo 2018), su richiesta delle aziende o su proposta del comitato deontologico. Se le proposte di modifica vengono accettate dalla Giunta, l’organo associativo di Farmindustria, diventano immediatamente parte integrante del codice».

A proposito di modifiche, nel 2016 il codice è stato integrato con un’importante disposizione circa la trasparenza. Cosa prevede?
«A seguito dell’introduzione della norma sulla trasparenza, prevista anche dall’European federation of pharmaceutical industries and associations (Efpia), dal 30 giugno del 2016 le aziende sono tenute a pubblicare sul proprio sito tutti i dati e le attività (partecipazione a manifestazioni di carattere promozionale, scientifico o professionale; progetti di ricerca e sviluppo; congressi; conferenze; simposi e iniziative analoghe organizzati o sponsorizzati dalle aziende farmaceutiche) relativi ai rapporti che hanno previsto trasferimento di valore, in denaro o in natura, destinato direttamente o indirettamente agli operatori (soprattutto medici) e alle organizzazioni sanitarie. Il tutto avviene garantendo il rispetto delle norme sulla privacy, tanto che a tutti i soggetti interessati viene chiesta formale autorizzazione; se quest’ultima viene negata, i dati vengono comunque pubblicati dalle singole imprese sul sito aziendale, ma in forma aggregata (cioè senza nominativo del professionista, ma con il totale dei contributi). Per l’Italia è una novità, dato che nel nostro Paese non è prevista alcuna legge che obbliga a rendere trasparenti i rapporti economici che intercorrono tra il personale sanitario e le aziende del farmaco. Lavorare in sinergia con i sindacati e con le associazioni di categoria affinché i medici siano sensibilizzati a dare l’approvazione al trattamento dei dati, ci ha permesso di raggiungere un ottimo risultato: a oggi la percentuale di aderenza si attesta intorno al 70%, la più alta tra le iniziative similari in Europa (altre associazioni di industrie farmaceutiche hanno scelto di autoregolamentarsi con un codice interno, ndr)».

Chi vigila sulla corretta applicazione del codice?
«Gli organi preposti al controllo e alle procedure di attuazione del codice sono il presidente del Comitato di controllo (che è composto da 15 membri), il giudice monocratico e i membri del giurì. Per garantire l’indipendenza del sistema, queste figure sono scelte dal presidente della Corte di cassazione del tribunale di Milano, tra i magistrati a riposo dei distretti maggiormente rappresentativi sul territorio nazionale».

Cosa succede a chi non lo rispetta?
«Nel caso in cui un’azienda commetta delle violazioni al codice, verrà giudicata in primo grado dal giudice monocratico e in secondo grado dal giurì; ci sarà poi il verdetto in merito a eventuali sanzioni, che comprendono, in caso di grave inadempienza, l’espulsione da Farmindustria. Non solo, il codice prevede che tutte le aziende associate vengano ispezionate annualmente da un ente esterno, che in tre–quattro giorni di permanenza nella sede verifica l’adesione alle linee guida del codice deontologico e, sulla base di una serie di parametri, certifica l’azienda come adempiente o inadempiente. La mancata presentazione della certificazione annuale è punita con l’espulsione automatica dall’associazione».

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