Standard formativi e contratti delle scuole di specializzazione in Farmacia ospedaliera restano, ancora una volta, fermi al palo. Con grande delusione degli specializzandi e non solo.

Una vera e propria doccia fredda. Gli specializzandi in farmacia ospedaliera, ma anche i direttori delle scuole, le società scientifiche di riferimento, le associazioni di categoria, hanno descritto così l’effetto del decreto interministeriale (del ministero dell’Istruzione di concerto con il ministero della Salute) 402 del 13 giugno 2017 recante disposizioni sugli Standard, requisiti e indicatori di attività formativa e assistenziale delle scuole di specializzazione di area sanitaria. Il motivo di questo sconcerto è l’esclusione, a detta degli interessati «eclatante e ingiustificata», della scuola da questo provvedimento, che rappresenta l’ultimo “schiaffo”, in ordine di tempo, di una questione che dura da oltre dieci anni.

LA SCUOLA DI FARMACIA RESTA IN UN LIMBO

In principio fu il decreto del ministero dell’Istruzione del 1° agosto 2005, intitolato Riassetto delle scuole di specializzazione di area sanitaria. All’articolo 1, dedicato agli ordinamenti didattici, la scuola di Farmacia ospedaliera viene per la prima volta classificata nell’area Servizi clinici, classe Farmaceutica, mentre all’allegato 4 vengono indicati gli anni di corso (quattro), gli obiettivi formativi, le attività professionalizzanti obbligatorie (ovvero il numero di ore di partecipazione guidata e assistita alle attività che si svolgono nelle strutture farmaceutiche, ospedaliere e territoriali, del Servizio sanitario nazionale), le attività caratterizzanti elettive a scelta dello studente. All’interno del decreto rientrano anche scuole di specializzazione per non medici, cioè ad arruolamento differenziato (potevano iscriversi biologi, farmacisti…), come la nuova scuola di Farmacologia. Poco più di quattro mesi dopo, il 29 marzo 2006, esce il decreto sulla Definizione degli standard e dei requisiti minimi delle scuole di specializzazione, in cui vengono definiti i requisiti per l’accreditamento delle scuole (caratteristiche della rete formativa, capacità strutturale, attività obbligatorie degli specializzandi, requisiti assistenziali). Con questi due decreti, la scuola di Farmacia ospedaliera entra nel percorso di riconoscimento che, nelle aspettative degli interessati, avrebbe dovuto parificarla con le scuole di specializzazione di area medica e le avrebbe consentito di reclamarne gli stessi diritti. Il 4 febbraio 2015 viene emanato il decreto interministeriale (Miur-Minsal) 68, dal titolo Riordino delle scuole di specializzazione di area sanitaria, dal quale scompaiono tutte le scuole ad arruolamento differenziato (che vengono riordinate in seguito, nel decreto 176 del 2016), salvo la Farmacia ospedaliera, la Fisica sanitaria e l’Odontoiatria. «Queste scuole restano giustamente ricomprese nel decreto 68, insieme alle scuole di specializzazione di area medica, perché formano specialisti indispensabili al Servizio sanitario nazionale», spiega Nicola Realdon, presidente della Conferenza dei direttori delle scuole di specializzazione. Ma negli anni successivi le cose non sono andate come ci si sarebbe aspettato. «Il problema si presenta un paio di anni dopo», prosegue Realdon, «quando, rendendosi necessari una revisione e un aggiornamento della definizione degli standard formativi per le scuole di area sanitaria vecchi di dieci anni, si decide di emanare il decreto 402 del 2017». Sostanzialmente il documento riprende quello del marzo 2006, sia nel titolo, che nel contenuto. La norma definisce «gli standard minimi generali che devono essere posseduti dalle singole strutture su cui insistono le scuole di specializzazione», uniforma i criteri di accreditamento («capacità strutturale, capacità tecnologica, capacità amministrativa e organizzativa, capacità assistenziale»), delega all’Osservatorio nazionale la verifica e il monitoraggio del possesso e del mantenimento degli standard e dei requisiti, verificando periodicamente la qualità del percorso formativo specialistico, di concerto con gli omologhi Osservatori regionali, e infine proietta le scuole negli iter formativi di tipo europeo. «Tuttavia, nel momento in cui il decreto viene licenziato, il 13 giugno 2017, ci si accorge che la classe farmaceutica, e quindi la scuola di Farmacia ospedaliera, non è presente nel documento. Nessuno se l’aspettava, e questo ha reso la sorpresa ancora più amara», commenta Realdon, che chiarisce poi come, a causa dell’esclusione dal decreto 402, i requisiti minimi delle scuole di Farmacia ospedaliera restino fermi al 2006. «La scuola di specializzazione in Farmacia ospedaliera si trova ora in una sorta di limbo, da una parte ricompresa a pieno titolo tra le scuole di area sanitaria finalizzate al Servizio sanitario nazionale, dall’altra senza una legge che ne stabilisca gli obiettivi formativi minimi, al contrario di ciò che accade per le scuole di area medica (con il decreto 402 del 2017) e per quelle di area non medica (con il decreto dedicato, il 176 del 2016). Con questo decreto si sarebbero fatti dei passi avanti importanti, soprattutto per quanto concerne la parte riguardante la certificazione di qualità e di valutazione dell’efficacia della attività formativa, nell’ottica di una Farmacia ospedaliera perfettamente integrata in ambito assistenziale», conclude Realdon. Roberto Langella, presidente della neo-nata Rete nazionale degli specializzandi in Farmacia ospedaliera (Renasfo), interviene aggiungendo che l’esclusione dal decreto è «un’occasione mancata, che avrebbe imposto requisiti più stringenti per le scuole e per gli ospedali facenti parti della rete formativa e che avrebbe anche introdotto altre forme che garantiscono la qualità e l’omogeneità della formazione, come il libretto-diario (che contiene una scheda identificativa molto dettagliata dello specializzando) e il diploma supplement, finalizzato a consentire un riconoscimento accademico e professionale dello specializzando a livello internazionale».

IL MIRAGGIO DEL CONTRATTO DI FORMAZIONE

Parallelamente alla questione degli standard formativi, un altro problema si protrae da lungo tempo ai danni degli specializzandi della scuola di Farmacia ospedaliera. Si tratta del diritto, mai riconosciuto, ai contratti annuali di formazione specialistica. Anche in questo caso, è necessario fare un passo indietro per capirne l’origine, e precisamente all’entrata in vigore del già citato decreto 258 del 2005 sul riassetto delle scuole di specializzazione di area sanitaria. L’emanazione di quest’ultimo ottiene due effetti. Il primo è quello di dare la speranza agli specializzandi (rivelatasi successivamente un’illusione) di velocizzare l’iter verso il riconoscimento di un diritto, fino ad allora mai rispettato nella pratica, ma sancito chiaramente dalla legge 401 del 29 dicembre 2000 sulle Norme sull’organizzazione e sul personale del settore sanitario dove, all’articolo 8, viene disposta la copertura finanziaria per i contratti di formazione per le categorie dei «veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici, psicologi iscrivibili alle scuole di specializzazione post-laurea». Si tratta dell’unico articolo di legge che impone che le borse di studio per i non medici, «nell’ambito delle risorse già previste», debbano essere erogate «secondo le stesse modalità previste per i medici» (a loro volta disciplinate dal decreto legislativo 368 del 17 agosto 1999).

 

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