rivista frammentiIn seguito ai riassetti del 2005 e del 2015, gli specializzandi possono contare su una preparazione di qualità dal punto di vista teorico, ma anche pratico e clinico.
Sono tra 130 e 150 laureati in farmacia o in chimica e tecnologia farmaceutiche che ogni anno scelgono di proseguire gli studi iscrivendosi alla scuola di specializzazione in farmacia ospedaliera.

Non molti, considerando che, secondo l’ultimo rapporto di Almalaurea del 2016, il numero di “dottori” che possono accedere a questa scuola ha superato, nel 2015, le 5 mila unità. Addirittura, sempre secondo il consorzio interuniversitario, gli iscritti stanno diminuendo sempre di più, passando dall’8,2% di chi si è laureato nel 2011 al 5,3% dei dottori del 2013, fino al 2,7% di chi ha conseguito la laurea nel 2015. I motivi di questo calo non sono da ricercare nell’offerta formativa, promossa a pieni voti sia dai docenti che dai discenti, ma in alcune specifiche criticità che caratterizzano la scuola (vedi pagina 22), che rendono il percorso degli specializzandi tanto professionalizzante quanto impegnativo. In primo luogo, l’assenza di contratti ministeriali di formazione specialistica, a fronte di un tirocinio obbligatorio di 1.500 ore annue (praticamente un lavoro a tempo pieno), che da anni scoraggia chi non può godere delle poche borse di studio messe a disposizione dalle scuole e dalle Regioni e per mantenersi dovrebbe fare affidamento sulle proprie forze o sull’aiuto della famiglia. Inoltre, a causa del complesso e articolato quadro normativo in materia di scuole di specializzazione in Farmacia ospedaliera, molte sono rimaste chiuse per qualche anno, determinando una inevitabile diminuzione della percentuale di iscritti a livello nazionale. Un vero peccato, visto che, a detta dei rettori delle scuole, degli specializzandi, dei farmacisti ospedalieri e delle società scientifiche che li rappresentano, questo tipo di scuola, a seguito dei riassetti del 1° agosto 2005 e del 4 febbraio 2015, offre una preparazione d’eccellenza tanto sul fronte teorico-accademico, quanto su quello pratico-clinico.

IL 70% DELLE ATTIVITÀ È DEDICATO AL TIROCINIO

L’attuale impianto formativo della scuola in Farmacia ospedaliera è stato, infatti, determinato dal decreto 68 del 4 febbraio 2015 del ministero dell’Istruzione e del ministero della Salute, intitolato Riordino scuole di specializzazione di area sanitaria, che ha gettato le basi per una nuova visione del farmacista che opera nelle aziende del Servizio sanitario nazionale. Con questa legge, l’intenzione del legislatore è stata quella di completare il progetto avviato con il decreto del 1° agosto 2005 del ministero dell’Istruzione, intitolato Riassetto delle scuole di specializzazione di area sanitaria, che aveva portato la figura dello specializzando da un ambito molto tecnico e galenico a un ambito incentrato sulla farmacia clinica. Ai sensi dell’ultimo decreto in ordine di tempo, lo specialista in Farmacia ospedaliera «deve avere maturato conoscenze teoriche, scientifiche e professionali nel campo della farmacia clinica, della farmacoterapia e dell’utilizzo delle tecnologie sanitarie, della farmacoeconomia nonché della legislazione sanitaria, con particolare riferimento al settore farmaceutico, utili all’espletamento della professione nell’ambito delle strutture farmaceutiche ospedaliere e territoriali del Servizio sanitario nazionale. Sono specifici ambiti di competenza la gestione dei farmaci e dei dispositivi medici, la produzione di farmaci anche a carattere sperimentale, l’informazione e documentazione sul farmaco, la vigilanza sui prodotti sanitari, la vigilanza sull’esercizio farmaceutico».

Come riportato nel relativo allegato, intitolato Ordinamenti didattici delle scuole di specializzazione di area sanitaria, la specializzazione in Farmacia ospedaliera, nell’ambito della classe di farmaceutica, si articola in quattro anni di corso per un totale di 240 crediti formativi universitari (Cfu), suddivisi tra attività di base (15 crediti), caratterizzanti (195), affini o integrative (15), elettive a scelta dello studente (5), orientate alla prova finale (10). «Le specifiche indicazioni contenute nel decreto 68 del 2015 sono state tradotte dalla Conferenza dei direttori delle scuole di specializzazione in un regolamento didattico (vedi tabella degli insegnamenti, ndr), approvato da tutte le scuole per garantire una formazione completa, aggiornata e il più possibile omogenea su tutto il territorio nazionale», afferma Santi Spampinato, direttore della scuola di specializzazione in Farmacia ospedaliera dell’Università di Bologna. Ai sensi del medesimo decreto, il 70% di tutte le attività (cioè 168 crediti) dovrà essere riservato ad «attività professionalizzanti, volte alla maturazione di specifiche capacità professionali nell’ambito delle attività elettive pratiche e di tirocinio di Farmacia ospedaliera e Farmaceutica territoriale». In particolare, le ore annue dedicate al tirocinio per lo specializzando in Farmacia ospedaliera devono essere 1.400-1.500, a seconda dell’anno di corso. «Durante il tirocinio lo studente è seguito da due tutor: un farmacista ospedaliero, che fa da supervisore e lo accompagna per tutti e quattro gli anni, e un tutor specifico, che cambia a seconda della singola attività formativa», spiega Spampinato.

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